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« il: 11 Gennaio 2012, 23:32:10 »
Ogni sera apro il garage per parcheggiare la macchina.
Ogni mattina apro il garage per prendere la macchina.
E davanti al muso dell’auto, ogni volta, ci sono loro.
Una con la ruota a destra, l’altra con la ruota a sinistra. In mezzo il carrello. I loro fari spenti mi sanno di rimprovero silente. Mi sento una me**a.
Penso allora che è inverno. Al nord, girare in off è spesso scomodo: mule gelate, un freddo becco. Spesso pioggerella gelata e la nebbiolina che non vuole sollevarsi.
Penso anche che potrei ritirarmi in uno dei crossodromi improvvisati che all’improvviso compaiono, in questa stagione, nei campi di pannocchie. Insorge una voglia esagerata di cross, anche se ho le sospensioni mosce, anche se a far le scale mi viene il fiatone. Anche se la schiena martoriata lancia saette dolorose anche solo a lavare due piatti.
Ma, penso alla fine, chi hazzo me lo fa fare?
Cosa spinge, ogni settimana, gente con pochi peli in testa, la pancetta, i casini che vagano per la testa, a preparare il borsone, verificare la cassa degli attrezzi, caricare olio e taniche, agganciare un carrello, caricare la moto e spararsi anche qualche centinaio di chilometri per poche ore a fare il ragazzino?
Costa un sacco di soldi. Poi quando torni devi fare tutta la trafila al contrario, e in più lavare la moto, gli stivali, l’attrezzatura. Un incubo. Come quello, peggiore, che aspetta molti a casa, un tormento astioso con una faccia da bassetthound bastonato, ma con l’animo deciso di un cobra reale che ha visto un ratto.
Ma chi ce lo fa fare? La passione. E’ così, da quando avevamo 14 anni. Ti entra dentro e hai voglia di far finta di nulla, lei resta lì, si annida in qualche angolino e all’improvviso SBAM! Salta fuori di colpo e quasi ti caghi anche sotto dallo sgomento.
Ma ce la fa, quel sentimento, da solo, a far sì che quando torni, ed hai le gambe acciaccate, poi ti sei anche sdraiato su un pietrone, puzzi come uno Yak tibetano e magari devi anche affrontare il bassetthound sul divano, tu ti senta bene?
Forse si. Come una sauna ci depura e va ben più a fondo della pelle. Il lunedì mattina sei come nuovo e non senti nemmeno più il dolorino alla caviglia quando premi il pedale della frizione.
Eppure sta storia, a me, non mi convince. Non può essere, andiamo, a vent’anni si crede che tutto sia retto dalla passione, ma a 50 suonati?
Quando si carica tutto per benino e si parte con un amico, destinazione paradiso, è per passione?
No. Il motore di tutto è la forza che ti prende veramente per la maglia e ti sradica dalla poltrona, ti schiaffa in garage a stipare tutto in auto mentre fai nuvolette col fiato, e poi ti mette al volante per l’avventura di un giorno, o anche meno.
La passione non è nulla, senza gli amici. Se non la condividi, a che ti serve? Mi chiedo se non sarebbe, senza condivisione, indifferente collezionare figurine con lo sputo (io interpreto così i francobolli da collezione) o fare escursioni in moto.
La compagnia è fondamentale, perché fa vivere i momenti nell’azione e li fa rivivere ancora nella celebrazione che, definitivamente, li consacra con un certo che di tribale che affascina senza discussioni anche il più bruto degli animi. Non c’è degna uscita in off che non termini attorno a un tavolo, ed allora la passione per l’andare in moto cede il passo alla passione per la moto stessa. E si fa quasi a gara anche a tavola, a rivivere il rischio sul salitone, quella curva dove t’è andata via di brutto davanti, a sfottere quello che s’è piantato, quello che ha preso la corta per asfalto. E si salta dal Dottore a Everts, ed a “quella volta che”.
L’unica cosa che mi lascia un po’ perplesso, è che all’inizio di sta storia i “quella volta che” non c’erano mica.. Sono arrivati dopo.
Mi sa che invecchiano anche gli enduristi….