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Topics - alex

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Stradali / E alla fine ce l'hanno fatta
« il: 31 Dicembre 2015, 12:12:00 »
Il camper diventa a trazione integrale come le auto fuoristrada :omo:

http://www.visordown.com/motorcycle-news--general-news/the-two-wheel-drive-r1200gs/30632.html

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Filmati e foto / Ultimo dell'anno
« il: 31 Dicembre 2015, 11:31:53 »
Ed anche il suo compleanno



Così, giusto perchè penso che vada ricordato.

244
Drive in / Uff...
« il: 24 Dicembre 2015, 11:58:26 »
Ecco, sarà il solito maglione.  :V:


245
Drive in / E quando le freghi!
« il: 23 Dicembre 2015, 19:59:00 »
mangiano la foglia come fosse un tramezzino  sm414


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Filmati e foto / Quello davanti
« il: 23 Dicembre 2015, 17:01:08 »
A volte si pianta. Ma si risolve creando una via alternativa.  sm409
https://www.youtube.com/watch?v=TLY4gwoq57c

Io non so voi, ma io:
- odio le pietre (chenonsisapeva?)  sm444
- mi sono immaginato lì con la 525  sm470
- ho deciso che le frizioni KTM le sa fare  sm419
- e anche i motorini di avviamento  sm419
- e gli impianti di raffreddamento  sm419
- ho appreso che anche Lui rifiata di tanto in tanto  sm413

e comunque penso che da dopo Natale inizierò un corso ARA che ho sempre desiderato non avendone mai il tempo. O la voglia. O tutte e due.  :tris:

247
Racconti & aneddoti / Dietro la moto c'è
« il: 22 Dicembre 2015, 22:29:10 »
L’enduro più profondo. Pensieri tra le whoops della vita.

Percorro la strada che da casa mia porta alla Slovenia, sono pochi chilometri, qualche curva, una decina di minuti per arrivare a dove oggi mi allenerò in moto.

Ho percorso questa strada molte volte, d’estate e di inverno. Il cambiare dei colori al trascorrere dei mesi mi fa pensare alla bellezza del mondo. Abbasso il finestrino e respiro la fresca aria che entra.

Una ragazza in un prato fa la ruota ridendo, i lunghi capelli biondi la seguono. Un ragazzo vicino a lei la guarda ridendo. Innamorato di lei e della vita.

Incrocio Una coppia di anziani tedeschi  intenti nel trainare una roulotte, la loro piccola casa che li ha visti anche per quest’anno trascorrere mesi spensierati sulla costa croata.

Una bici, un capriolo. Una moto da strada che sfreccia ed una mamma che tiene la mano alla sua bimba.
Quanti dettagli che noto oggi. Percorro l’ultimo chilometro sulla sterrata prima di raggiungere la pista.

Sento in lontananza delle marce rincorrersi, immagino il rettilineo percorso a “gas pieno”  ed attendo la staccata. Vedo puntuale uscire dalla curva la Suzuki 250 del mio amico Carlo che danza tra i canali prima di far scomparire la sua moto tra gli alberi. Non vedo più la macchia gialla ma sento l’akrapovic emettere note diverse, facendomi immaginare cosa sta affrontando.

Sono in una cava. Nel mezzo al nulla. Un percorso di enduro di molti minuti, con varianti difficili e passaggi crossistici.

Qua si incrociano frettolosamente persone di tutte le età. Il punto in comune è la passione per il fuoristrada a due ruote, ed oggi forse più che salire in sella ho voglia di farmi un giro in sella con ognuno di loro.

Nella zona trial sento l’elegante scoppiettio di una moto d’epoca. Mario aveva una splendida e nuovissima Beta ma perdendo il lavoro ha dovuto rinunciarvi e qualche mese dopo per poche centinaia di euro si è concesso il lusso di una Montesa sgangherata ma che per lui rappresenta la libertà. Con essa può passare gli ostacoli più impervi utilizzando la tecnica dello stop. La stessa tecnica che nella vita gli ha permesso di fermarsi ed affrontare con coraggio e dignità l’ostacolo che ogni uomo teme, la perdita del lavoro. Ora lavora part time in un call center, e quando i pochi spiccioli che gli avanzano glielo permettono gioca tra le pietre ed i tronchi, spensierato.

Luca invece è un latin lover, un innamorato delle donne. Cela invece una grande solitudine, i suoi viaggi in lidi lontani, le moto sempre dell’ultimo modello fanno trasparire che non sono i soldi che gli mancano. Ma l’affetto. L’esagerazione dell’uso dei social network in cerca di approvazione, l’esplosione di energia che lo accompagna nasconde una malinconia che nessuno riesce a colmare, la mamma ed il papà che non ci sono più, l’età che non rema dalla sua parte, la paura dei sessanta che si avvicinano e dello svegliarsi soli al mattino. Il letto freddo. E l’unico pensiero per scacciare questi demoni è l’uscire ogni giorno in moto con qualcuno, per scordare il buio delle notti.

Sulla sua Ktm impenna Matteo, accompagnato dalla fidanzata ilaria. Un ragazzo giovane. Vive nell’ombra del padre, paga conseguenze di un fallimento senza averne una colpa. Grande lavoratore ed abituato all’agio si ritrova con l’aiuto della sua compagna a rifarsi una vita, creare un’attività propria e guidare una “orange” usata perché senza di lei non si può stare.

Federico invece è uscito dal vortice della droga qualche anno fa, aiutato dal papà e dal suo coraggio. Un ragazzo dolce, buono, e con un grande cuore. Un campione che nel periodo più delicato della sua vita è inciampato ma ha saputo rialzarsi. Un onesto lavoratore con una grande manetta. Usa la moto per correre via dal passato e coronare il sogno di vincere il campionato della vita sposando la sua bella che da molto tempo gli tiene la mano e gli prepara i tempi da incollare sul traversino.

Mentre ho corso con la mente assieme a loro sulle loro moto ed oramai sono pronto ho una sensazione di strano benessere.

Metto il casco ed il "silenzio" ovattato mi circonda. Sono solo con i miei pensieri. I miei peccati, le mie bugie, i miei segreti, i miei amori, le mie paure, le mie speranze.

Sono pochi i momenti che ti permettono di assaporare con profondità chi siamo veramente. Indaffarati nel chiacchiericcio, impegnati nel coccolare il cane, nel litigare col capo, nel preparare una tesi, nel giocare coi figli.

Il mio io lo trovo quando mia moglie appoggia la sua testa sulla mia spalla quando siamo seduti sul divano. Il mio io lo trovo quando sono solo negli alberghi di mezzo mondo ed il fuso orario mi distrugge nelle lontane ore rubate alla vita con i miei affetto Seduto davanti ad una tv spenta il giorno di Natale.

Il mio io lo ritrovo quando passeggio in silenzio tra le arcate di una chiesa con le narici piene di incenso.

Il mio io lo ritrovo anche quando metto il casco e la maschera.

Sposti il pedale dell’avviamento, la prima spedalata a vuoto ma la seconda già fa borbottare lo scarico. Togli l’aria, si abbassano i giri.

Giri un millimetro il gas per paura si spenga il motore e metti la prima percependo il trascinamento della marcia.

Percorri qualche metro, sei in piedi sulle pedane e metti la seconda, la terza, scaldi il motore e non pensi più a nulla.

Non è forse magia? Alzi il ritmo, il cuore batte sempre più forte, scali la marcia, entri in curva, sei nel canale, ti siedi sul serbatoio, apri il gas e spingi forte sulle pedane, terza, quarta e sei di nuovo in piedi, gli alberi ti passano al fianco, impenni per passare la pozzanghera, un susseguirsi di azioni che amiamo fare e che ci portano nella dimensione dell’enduro.

Non è correre a piedi dove i pensieri della vita ti travolgono. Non è pedalare in bici dove succede lo stesso. Non è nuotare perché tra una bracciata e l’altra non lasci a terra i pensieri.

Nella dimensione enduro ci entri tramite uno “stargate”. Ci entri e dimentichi il passato se lo vuoi dimenticare. Dimentichi il lavoro. Dimentichi le tue paure. Dimentichi quello che non ti fa stare bene.

Ora capisco Mario, Matteo, Federico, Luca…
Lo “stargate”, la porta magica,  è il casco. E’ una volta indossato che entri in un altro mondo.

I nomi sono di fantasia, le storie invece sono reali anche se con sfaccettature leggermente diverse.

E tutte queste persone, anche grazie a questo sport ed ai benefici che porta, hanno trovato il lavoro, nuovi veri amici e qualcuno anche un grande amore che spero riscaldi il suo cuore per molti anni a venire.

Oliver Tresette - Soloenduro

248
Drive in / Come tradizione vuole
« il: 22 Dicembre 2015, 14:55:24 »
Buone feste!

https://vimeo.com/148795251

E' un po' una  sm454  ma l'augurio è il più bello che si possa desiderare, no?  :hee20hee20hee:

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Racconti & aneddoti / Quante, figliolo?
« il: 21 Dicembre 2015, 14:20:44 »
Tempo di confessioni. Siete fedelissimi o prendete quella che vi attizza di più al momento?
Insomma, quante marche di moto avete "girato" nella vostra carriera?
lamberto ovviamente è esentato, basta fare copia e incolla delle ultime 20 pagine di InSella  sm453

Io sono del tipo 2. Ed ho catalogato
- Benelli
- Aermacchi
- Simonini
- Montesa
- Maico
- Norton
- Husqvarna
- Aprilia
- Ducati
- Yamaha
- Suzuki
- KTM
- Beta

13 in tutto. Speriamo non porti male, che non so come comprare la 14a.  sm444

250
Altre marche / Quanto costa una 450 da Rally Raid?
« il: 21 Dicembre 2015, 08:08:01 »
12.000 euro. Nuova. Da Picco.
Certo occorre un pensiero differente, e non di poco.

http://m.subito.it/vim/146492684.htm

Al minuto 0.50 circa. https://www.youtube.com/watch?v=uQr3w8jSE94

251
Drive in / Learning by nature
« il: 18 Dicembre 2015, 23:37:10 »



I primi 3 lupi sono quelli anziani o malati.Loro danno il ritmo alla camminata di tutto il branco. Se si facesse il contrario, loro resterebbero ultimi e sarebbero spacciati.
In caso di attacco, però, loro sarebbero i primi sacrificati. Creano il percorso nella neve, per far risparmiare energia a quelli che stanno dietro di loro. Sono seguiti da 5 lupi forti che formano l'avanguardia vera, mentre al centro si trova la ricchezza del branco: 11 lupe. Successivamente gli altri 5 lupi che formano la retroguardia. L'ultimo, quasi isolato dal branco, è il leader. Lui deve vedere bene tutto il gruppo per poterlo controllare,dirigere, coordinare e dare i comandi necessari.

Con le debite differenze (ndo stanno e' lupe... ), non è forse anche il modo corretto di una uscita di gruppo?
Magari evitate, nel caso, di mandarmi avanti a prendermi in faccia quelli in senso opposto e i Forestali  sm444

252
Filmati e foto / Trecentosessanta
« il: 18 Dicembre 2015, 15:21:07 »
Fate il drag col mouse, se non ci credete!
https://www.facebook.com/RedBullTV/videos/1661276120815811/

253
Filmati e foto / La Top Ten per i viaggi polverosi
« il: 18 Dicembre 2015, 13:18:30 »
http://mlgp.net/le-10-migliori-moto-usate-per-i-viaggi-off-road/11/

Ma la Big onestamente non ce la vedo. restando in casa della S gialla, piuttosto il DR!
La HP non so..
Pruriti tipo scabbia come ogni volta che leggo "forcella anteriore" e peggio se al plurale (ma è un ragno o una moto?), che per fortuna mi hanno risparmiato questo giro.
Adesso probabilmente c'è da aggiungere la nuova AT o comepifferosichiama, e meno male perchè la più recente ha quasi 15 anni!

PS: ma la LC4 ADV pesa davvero tutti quei chili lì?  sm414

254
Racconti & aneddoti / Evoluzione della specie
« il: 18 Dicembre 2015, 13:00:17 »


In questa interpretazione grafica sono rappresentati, da sinistra verso destra, i principali processi evolutivi ricostruiti dai moto-antropologi che hanno portato la specie del motociclista all’Homo Giessensis o Turisticus Modernum come lo conosciamo oggigiorno partendo dal più antico Homo Motardensis.
Già ad un primo superficiale esame si può notare come la sagoma dell’insieme uomo-motociclo si appesantisca e si ingrossi, mentre la posizione in sella diviene via via più eretta. Le livree si fanno sempre più sobrie, forse per una dimostrazione di sicurezza, utile richiamo per l’altro sesso. ( La cosiddetta “moto da figa”).
Nell’esemplare rappresentato a sinistra, si può riconoscere un tipico esempio di Homo Motardensis.
Si tratta di uno step evolutivo successivo al suo antenato Australopiteco Endurensis, che viveva nei boschi cibandosi esclusivamente di radici, tuberi e piccoli insetti, dormiva sul fogliame e si accoppiava indistintamente con omo ed etero sessuali.
Pur avendo perso le ruote artigliate, sostituendole con altre più piccole e lisce, l’Homo Motardensis ne conserva alcune interessanti caratteristiche soprattutto relative all’accoppiamento ( riflessione indotta dal fatto che si spostava quasi sempre in branchi di individui dello stesso sesso) e all’abbigliamento; anche se successivamente alle abrasioni indotte dal nuovo habitat ( l’asfalto) comincerà a vestirsi di pelli. A causa della limitata autonomia, della scomodità del mezzo e della quasi impossibilità a trasportare un bagaglio aveva un raggio di spostamento poco ampio, muovendosi soprattutto su stradine male asfaltate e bianche; cacciava piccoli roditori e, organizzato in branchi, sprovveduti cuccioli di supersportiva. Non conosceva la cottura dei cibi nutrendosi soprattutto di panini, e dormiva su brandine in casa di amici o in ostelli.
L’esemplare disegnato al centro, noto come Homo Maximotardensis è considerato da alcuni studiosi il vero anello mancante della catena evolutiva, mentre secondo altri si tratterebbe soltanto di una aberrazione dovuta probabilmente alla mancanza di dati certi e alla scarsità di reperti disponibili. È interessante notare però come trasportasse già un bagaglio, anche se ancora in borse morbide, avesse acquistato una piccola protezione aerodinamica e una postura maggiormente eretta dovuta alla necessità di affrontare spostamenti per ampliare i terreni di caccia. Il casco non è più da cross ma di tipo turistico, anche se su questo punto c’è una sostanziale divergenza di opinioni. È riconoscibile un abbigliamento che abbandona le pelli conciate per preferire tessuto impermeabile. Gli stivali da cross sono da interpretare come un appendice vestigiale. In preferenza, riposava in pensioncine economiche ma pulite e coceva i cibi, particolare evolutivo importante sia per la conservazione degli alimenti che per il metabolismo proteico, fermandosi talvolta per un primino veloce o una pizza.
Arriviamo infine al mototurista moderno, rappresentato in uno degli esemplari più antichi recuperati, ma con abitudini simili a quelle attuali. Esso assume una posizione definitivamente eretta; ha protezione aerodinamica totale, casco apribile, interfono per comunicare a distanza con la compagna e con la complessa struttura sociale che si è creata. Il bagaglio viene trasportato in valigie rigide, impermeabili e capienti dove trasporta il cibo da territori di caccia assai remoti. Interessante notare come la ruota anteriore abbia diametro più ampio; che se dal punto di visto evoluzionistico può apparire come una regressione, in realtà consente una capacità di utilizzo diversificata. L’habitat era già costituito da comodi alberghi a mezza pensione e si cibava in ristoranti dove si facevano fori una orata da venti chili in tre o una tagliata da un chilo e mezzo in due, tortelli, Brunello, acqua, dolcino, caffè e ammazzacaffè. 30 euro tutto compreso. Nel pomeriggio, visita guidata al museo del Delta del Po (facoltativa).
Questo il progresso fino a oggi; ma, come ci ricorda il prof. Charles Xavier, l’evoluzione è un processo che richiede milioni di anni, ma a volte può avere una improvvisa accelerazione.

Kiddo Nannini

255
Drive in / Ma che bel sound!
« il: 17 Dicembre 2015, 23:42:07 »